Non diritto di asilo

Claudio Geymonat (Riforma.it, 12 gennaio 2018)

Ieri 11 gennaio in Francia è stata presentata dal Primo ministro Edouard Philippe alle associazioni e enti di assistenza la nuova proposta di legge su immigrazione e diritto di asilo. La norma è stata oggetto di critiche da varie parti, anche dal fronte più vicino al presidente Emmanuel Macron, in quanto iscrive la politica francese nel quadro di una dissuasione sistematica all’ingresso nel Paese. Il testo finale dovrebbe essere presentato in Consiglio dei Ministri a febbraio e pare assai lontano dai concetti di “migliore accoglienza dei rifugiati” e “miglior rimpatrio” che sono stati gli slogan del governo in materia.

Innanzitutto, il documento introduce una vera corsa contro il tempo per il richiedente asilo, che vedrà scendere dagli attuali 120 a 90 i giorni per presentare la domanda. I tempi di un eventuale ricorso di fronte ad una domanda non accettata scendono da un mese a 15 giorni. Punti delicati, dal momento che oggi ci vogliono circa 30 giorni lavorativi per ottenere un appuntamento in prefettura.

Laurent Giovannoni di Secours Catholique lamenta su questo punto un’ assenza di risorse aggiuntive per diminuire i tempi di attesa e gestione delle singole pratiche: «Ci viene detto che si vogliono ridurre le tempistiche ma viene proposto solo un taglio dei tempi senza un progetto alternativo».

In effetti il governo ha previsto la creazione in bilancio di 150 nuovi funzionari per le prefetture, ma il loro operato è pressoché interamente assorbito da un altro aspetto del problema, quello dei “dublinati”, quei migranti che vorrebbero richiedere l’asilo in Francia ma che le forze di polizia tentano di rispedire nelle nazioni europee in cui per prime hanno rilasciato le impronte digitali.

Di contro aumentano, da 45 a 90 giorni, i tempi della detenzione amministrativa in campi di accoglienza, periodo in cui alle autorità spetta il compito di gestire la pratica del migrante in questione senza che questo possa ovviamente allontanarsi e far perdere le proprie tracce. «Pare chiaro che il governo vuole dissuadere gli stranieri anche solo ad affacciarsi ai nostri confini» commenta Serge Slama, professore di Diritto Pubblico all’università di Grenoble. A suo avviso «la linea scelta da Collomb e Macron è più dura di quella dei tempi dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e della politica dei pesi e contrappesi. Nel 2003 l’irrigidimento delle procedure d’ingresso era stato in parte mitigato dall’introduzione del contratto di accoglienza e integrazione. Nel 2006 poi si ragionava sulla cosiddetta “immigrazione mirata”, volta a regolarizzare ad esempio tutti i lavoratori senza documenti. Oggi siamo di fronte ad un inasprimento generale, in particolare nei confronti dei richiedenti asilo».

Prevista inoltre una ulteriore facilitazione per la “caccia” ai migranti privi di documenti, dal momento che il fermo amministrativo per la verifica del diritto di soggiorno sarà aumentata dalle attuale 16 ore a 24, e saranno rafforzati i poteri investigativi degli ufficiali di polizia.

Le associazioni in prima linea nella gestione dell’accoglienza non vedono alcun cambiamento dalla bozza di legge presentata loro ad ottobre, momento in cui furono avanzati vari rilievi, nessuno dei quali appare accolto dal testo odierno. E’ stato soltanto rimosso il concetto di “Paese terzo sicuro”,cioè la possibilità di inviare richiedenti asilo fuori Europa senza nemmeno studiare il singolo caso. Sarebbe stata la pietra tombale sul diritto di asilo.

Nel corso del “Vertice del Mediterraneo” che si è appena concluso a Roma il presidente Macron è stato sollecitato ad esprimersi dai giornalisti transalpini, che gli hanno citato in conferenza stampa le parole di Jean-Marie Gustave Le Clézio, premio Nobel per la letteratura nel 2008, che in un articolo pubblicato sul settimanale “Obs” ha definito l’attuale politica sui migranti «un insopportabile diniego di umanità»: «c’è molta confusione fra gli intellettuali – ha commentato l’inquilino dell’Eliseo – . Bisogna guardarsi dai falsi buoni sentimenti. La Francia non è chiusa, ma sta affrontando la più grande ondata migratoria dai tempi della Seconda guerra mondiale. Centomila domande di asilo deposte lo scorso anno significano proprio che non vi sono respingimenti coatti».

Michael Neuman, direttore del centro studi di Medici Senza Frontiere in una lunga intervista sul quotidiano “Liberation” ha invece spiegato perché la sua associazione, al pari di numerose altre, non ha partecipato all’ultimo incontro con il premier Philippe: «si sono susseguiti in questi mesi tavoli di consultazione che si sono ridotti ad una semplice esposizione delle nuove norme, senza che mai venissero presi in considerazione i nostri suggerimenti. Il Governo continua a non rispondere alle domande sul rinvio coatto in Italia di minori sorpresi sui monti fra Bardonecchia e Briançon, e a non mutare le politiche di polizia volte a scoraggiare l’operato di moltissimi enti e privati cittadini, che a Calais come a Parigi come sulle Alpi, tentano di offrire conforto e soccorso a tante donne, bambini, uomini».

A colpire poi è il concetto espresso da Macron di accoglienza mirata ai cosiddetti “talenti” o “geni”: il documento prevede infatti una facilitazione all’ottenimento del passaporto per coloro che possiedono competenze professionali di cui la Francia ha bisogno. Una politica opportunistica, miope di fronte ai numeri da esodo biblico di questi anni.

Sempre nella giornata dell’11 gennaio 27 fra Ong e organizzazioni caritatevoli hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento di una delle tante circolari di questi mesi, la cosiddetta “circolare Collomb” (dal nome del ministro degli Interni Gérard Collomb) del 12 dicembre scorso, che chiede ai prefetti di «costruire localmente un solido sistema di monitoraggio amministrativo per gli stranieri ospitati in alloggi di emergenza, con l’aiuto di équipe mobili responsabili della valutazione delle persone ospitate». Un documento, che anticipato in esclusiva dal quotidiano “Le Monde” ha scatenato un putiferio fra chi vede in tale indirizzo una volontà di intervento casa per casa, fra i molti, privati e associazioni, che offrono ospitalità, alla ricerca dei migranti presenti su suolo francese. Verrebbe messo in discussione in questo modo il principio giuridico dell’accoglienza incondizionata in alloggiamenti di emergenza. Ai giudici ora il compito di esprimersi su questo aspetto.

La totale assenza di riferimenti alla soluzione della questione libica completa il quadro. Ancora una volta la politica pare ferma nel gestire il tema delle migrazioni sempre e solo come un’emergenza.

Intanto mentre a Parigi si discute, i tentativi di attraversamento delle Alpi non cessano, nonostante gli oltre due metri di neve caduti negli ultimi giorni.

Domenica 14 gennaio è prevista una marcia sui sentieri dei migranti, da Claviere al Monginevro, in solidarietà con tutti coloro i quali stanno tentando di costruirsi una vita migliore, e per far questo sono disposti a superare qualsivoglia barriera.

 

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