La rivincita di Casale Monferrato

Di Claudio Geymonat (Riforma, 22/02/2018)

“La rivincita di Casale Monferrato” è il titolo del documentario d’inchiesta che racconta le vicende della città simbolo nel mondo della battaglia contro l’amianto. Meglio dire che racconta le vicende di una comunità, perché a venir presentate sono le storie di donne e uomini che da decenni lottano per veder riconosciuta la nocività delle polveri create dall’azienda Eternit, la più grande fabbrica d’amianto in Europa. Storie di dolore, che sono divenute storie di resistenza prima e di speranza poi, quando Casale, dopo aver pagato un prezzo di oltre 3 mila morti – con ancora oggi decine di nuovi casi all’anno di mesotelioma pleurico e altri tumori polmonari – mano a mano è divenuta una delle città in cui il processo di eliminazione dell’asbesto dagli edifici pubblici e privati è sostanzialmente completato. Un’operazione immane, dal momento che il nostro stivale è ricoperto da nord a sud da colate di cemento-amianto ( si stimano fino a 300 mila siti contaminati).

La giornalista Rosy Battaglia, coadiuvata al montaggio dal film-maker Marco Balestra, ha realizzato un’inchiesta frutto di anni trascorsi a fianco dei cittadini e delle istituzioni che in ogni maniera hanno tenuta alta l’attenzione sul tema, perché non uscisse mai dall’agenda dei media, della politica, della magistratura. C’erano molti di questi protagonisti alla serata torinese al circolo della Stampa il 20 febbraio, per la prima nazionale del documentario: Giuliana Busto, presidente dell’Afeva, associazione che riunisce i famigliari e le vittime dell’amianto; Concetta (Titti) Palazzetti, Sindaco di Casale Monferrato, la cui amministrazione sta completando la bonifica del territorio e nel 2016 ha inaugurato il parco pubblico EterNot, proprio dove dal 1907 sorgeva lo stabilimento responsabile di così tanti lutti; Silvana Mossano, giornalista de La Stampa e Massimiliano Francia, giornalista de Il Monferrato, che dagli anni ‘80 hanno raccontato lo stupore prima, la presa di coscienza quindi e le battaglie infine di questa fetta di Piemonte. Con loro in sala Beppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della stampa e l’ex magistrato Giancarlo Caselli coordinati da Stefano Tallia, segretario dell’ Associazione Stampa Subalpina.

La particolarità di questo prodotto giornalistico è di esser stato realizzato grazie ad una campagna “dal basso” di raccolta fondi, promossa da Banca Etica, cui hanno partecipato con donazioni singoli cittadini, associazioni, enti pubblici.

La sindaca Palazzetti, che in questi mesi sta guidando Casale nella candidatura quale città italiana per la cultura in uno dei prossimi anni, nel suo intervento ha citato innanzitutto «il grande dolore vissuto dall’intera comunità alla notizia, lo scorso dicembre, della caduta dell’accusa di omicidio volontario ai danni del magnate Stephan Schmidheiny, proprietario dell’Eternit. Ma da quel momento, quando ci è stato detto che purtroppo non sempre diritto e giustizia coincidono, siamo ripartiti con ancora maggior forza, perché la nostra lotta non è finita. Per questo devo ringraziare i giornalisti che in questi anni hanno raccontato la nostra storia, che ha fatto il giro del mondo ed è diventata esempio per tanti».

Giuliana Busto ha ricordato come «l’amianto a Casale Monferrato non c’è più, ma è presente in tante altre città, e chi era bambino negli anni 80’ ancora si ammala. Non possiamo smettere di lottare e l’informazione dovrà accompagnare la nostra lunga battaglia. Non siamo qui soltanto per piangere i nostri morti, ma per continuare a testimoniare e a aiutare anche altre realtà che stanno vivendo condizioni simili alle nostre».

L’Eternit ha chiuso nel 1986, l’amianto è fuorilegge dal 1992, eppure nel nostro Paese ancora troppi sono gli edifici, le strade, gli argini, in cui è presente. «Ecco anche uno dei motivi per cui questo documentario deve girare in tutta Italia – ha ricordato Beppe Giulietti-; perché ci sono casi analoghi altrove, con altri inquinanti magari, altre problematiche, e il compito di bei prodotti giornalistici come questo è proprio di testimoniare, tenere accesa la luce».

Il vero spirito che pervade la serata? La voglia di andare oltre, perché se nell’immaginario Casale è la città dell’amianto, dal 2020 sarà la prima in Italia e in Europa ad esserne priva in toto.  Poi c’è un processo bis da celebrare, che seppur in parte depotenziato, sarà l’ennesimo tentativo di far coinvolgere diritto e giustizia. Sperando sia la volta buona. Per poter girare veramente pagina.

Per info sul progetto e sulle prossime date di proiezione del documentario visitare il sito www.cittadinireattivi.it o scrivere a cittadinireattivi@gmail.com. Intanto sono previste due proiezioni, la prima il 16 marzo ancora a Torino al Centro Sereno Regis di via Garibaldi, e il 28 aprile a Casale Monferrato, in concomitanza con la giornata mondiale delle vittime dell’amianto.

Nella foto da sinistra a destra Giuliana Busto, presidente dell’Afeva, l’Associazione dei famigliari e delle vittime dell’amianto, Stefano Tallia, segretario dell’Associazione stampa subalpina e la regista Rosy Battaglia.

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