“Le bambine salvate”: il dramma dell’infanticidio in India, tra superstizione e povertà

di Federica Tourn (La Stampa, 12/2/2018)

C’è una ragazza in un villaggio, nel cuore dell’India del sud, che prende appunti sui muri di casa: operazioni, scritte, numeri e frecce che si inseguono fino alla soluzione del problema. Harini ha diciannove anni e studia ingegneria civile; ogni mattina, dopo aver aiutato la madre in casa, fa un’ora di strada in bus per raggiungere l’università. Vive con i genitori in due stanze senza finestre costruite sul retro della bottega da barbiere del padre, ma nella piccola corte c’è anche un pezzo di terra dove il cane prende il sole contento e c’è spazio per sognare in grande. Harini ha una figura sottile, i capelli intrecciati e un sorriso gentile che non nasconde il desiderio di diventare governatrice del distretto, un giorno: studiare, passare gli esami e superare i concorsi non è certo un’impresa facile, soprattutto per chi proviene da una famiglia umile come la sua, ma lei non ha intenzione di farsi scoraggiare dalle difficoltà.

Forse non è un caso che sia devota a Narayani, forma della Dea madre, uno dei nomi con cui nell’induismo viene chiamata Durga, simbolo di forza indomabile e incarnazione della Shakti, l’energia creativa femminile. La parete della stanza dove dorme è completamente tappezzata di immagini di divinità compiacenti, su cui Harini poggia delicatamente il palmo delle mani. «Dio ci ha benedetti quando ci ha fatto cambiare idea e non ha permesso che la uccidessimo appena nata». Chokkamali, la madre di Harini, racconta in una frase il destino che si è capovolto all’improvviso, per volontà di un uomo sconosciuto che per cinque giorni di fila si è seduto davanti al padrone di casa e lo ha letteralmente pregato di risparmiare sua figlia.

Harini infatti è una delle bambine salvate dal progetto “Poonthaleer” – che in lingua tamil signica “sbocciare” – inaugurato vent’anni fa da Terre des Hommes Core a Idappadi, nel distretto di Salem, Tamil Nadu, per fermare la pratica dell’infanticidio femminile.

Continua a leggere l’intero reportage qui

Foto di Stefano Stranges

 

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