A venti miglia da una nuova vita

Ventimiglia e Bardonecchia, città di frontiera alle prese con la gestione dei flussi migratori che spingono verso la Francia

Di Federica Tourn e Claudio Geymonat ( Left, 1 giugno 2018)

Morts pour la France, morti per la Francia. Il cimitero di Trabouquet a Mentone, prima cittadina dopo il confine di Ventimiglia, è un terrazzo a strapiombo fra le montagne e il mare. Qui governo di Parigi e amministrazioni locali, per il centenario della fine della prima guerra mondiale, hanno dato nome e sepoltura a 1137 soldati. Traoré, Mamadou, Keita, tutti giovanissimi, tutti africani, malgasci e senegalesi in particolare, costretti a forza a render servizio a quella colonia lontana. Da quassù si vedono nitide le due strade con i relativi posti di blocco delle frontiere rispristinate, Ponte San Luigi e Ponte San Ludovico, e si vede l’imbocco del tunnel autostradale in cui lo scorso ottobre Milet Tesfamariam è morto investito da un camion nel tentativo di entrare nel Paese della sua lingua madre. Morti per la Francia, cento anni dopo. Schengen da queste parti è solo un ricordo: controlli serrati, solo per stanare da bagagliai e rimorchi la presenza dell’invasore africano. Ora che non servono, non li vogliono più. Come a Bardonecchia, frontiera alpina, dove la gendarmerie lo scorso marzo ha sconfinato entrando in un centro gestito dalla onlus Rainbow for Africa per costringere un migrante a fare un test delle urine, un chiaro gesto intimidatorio verso stranieri con velleità di ingresso nella République.

Bardonecchia e Ventimiglia hanno molto in comune: sono due località turistiche di frontiera, pioniere del moderno concetto di vacanza. Ma sono anche due cittadine segnalate per inquinamento mafioso: nel 1995 questo è costato a Bardonecchia il record di primo comune del nord Italia sciolto per mafia, ‘ndrangheta nello specifico. Nel 2012 stessi problemi per Ventimiglia, anche se una sentenza del Consiglio di Stato del 2016 ha dichiarato nullo il provvedimento.

Oggi le due località sono anche diventate il collo di bottiglia per migliaia di donne e uomini che arrivano dall’Africa e tentano di proseguire il cammino verso la Francia. E se i dati sul turismo fanno segnare importanti trend di crescita, a orientare le elezioni è stata la questione migranti, soprattutto a Ventimiglia, dove l’emergenza è esplosa prima. Il 4 marzo qui la Lega Nord è arrivata al 30%, con punte del 40 al quartiere delle Gianchette, dove si concentravano gli accampamenti provvisori degli stranieri prima dello sgombero ordinato dal Comune, il 18 aprile scorso. Un intervento deciso dal prefetto e contestato dai no border ma che il sindaco Pd Enrico Ioculano invocava da tempo. Un centinaio di persone, forse di più, sono state allontanate con la forza dal campo sotto il cavalcavia; alcuni sono andati nel Centro d’accoglienza gestito dalla Croce Rossa mentre gli altri si sono dispersi lungo la frontiera proibita, magari cercando di arrampicarsi sul famigerato “passo della morte” sopra la frazione di Grimaldi, tra Ventimiglia e Mentone, che già tante vittime ha fatto negli anni.

«Se avessimo sgomberato a gennaio, la Lega avrebbe sicuramente ottenuto meno consensi», ribadisce il sindaco, anche se la sua linea non sembra differire da quella della destra, dato che non ha mai fatto mistero di essere contro l’apertura di nuovi centri di accoglienza. Soltanto l’anno scorso si era opposto a un nuovo Cas per minori sul lungomare, per tacere dell’ordinanza firmata nell’agosto 2016 in cui vietava di dare cibo e bevande ai migranti, poi revocata in seguito alle polemiche. Ioculano non ha ancora 33 anni ed è da quattro alla guida di questa cittadina dal curriculum non immacolato: dallo scorso autunno ha anche la scorta, in seguito a minacce ricevute per la gestione dei migranti, «anche se le ultime lettere – dice – fanno pensare piuttosto alla criminalità organizzata». Sul fatto che la mafia possa essere immischiata nel traffico degli esseri umani, Ioculano fa solo delle ipotesi: «Nel 2015 ci trovavamo di fronte a persone totalmente spaesate, che non si rendevano nemmeno conto di essere al confine. Oggi arrivano dal sud sapendo già dove andare e molti hanno ricevuto l’indicazione di evitare il centro della Croce Rossa. Un’informazione così capillare non credo possa riferirsi soltanto alla rete di solidarietà degli immigrati». «Non è mai emersa nessuna evidenza investigativa in questo senso – puntualizza Stefano Busi, referente regionale di Libera – anche se non si può escludere, visto che Ventimiglia, oltre ad essere un crocevia di migrazioni, è anche una locale di ‘ndrangheta, come ha confermato una sentenza della Cassazione del settembre scorso».

Organizzazioni malavitose che potrebbero aver spinto i migranti sfrattati dal mare a tentare il passaggio sulle montagne, per esempio a Bardonecchia o a Claviere, dove nei mesi scorsi si sono registrati 30-40 arrivi al giorno, nonostante un inverno particolarmente nevoso e rigido. «Già da febbraio e marzo abbiamo avuto avvisaglie di arrivi da Ventimiglia», conferma il sindaco di Bardonecchia Francesco Avato. «Il numero degli stranieri che passano dal centro attiguo alla stazione è oggi drasticamente diminuito, grazie all’ottimo lavoro di informazione e reindirizzamento dei migranti fatto in sinergia da Comune, Prefettura, Asgi e dalla onlus Rainbow for Africa», dice Avato, senza nascondere che «la pressione si è alleggerita anche a causa dell’intervento dei tanti attivisti che hanno aiutato le persone a passare di nascosto la frontiera a Monginevro».

Il timore che la situazione possa nuovamente cambiare con l’arrivo dell’estate però è forte, soprattutto considerando il giro di vite della Francia contro l’immigrazione clandestina, che potrebbe ancora trasformare Bardonecchia e i comuni vicini in un “tappo” per i tanti migranti che non vogliono fermarsi in Italia. D’altronde il 63% dei francesi ritiene che ci siano troppi immigrati nel Paese, un’insofferenza a cui il governo il 22 aprile ha risposto con una nuova legge in materia, che velocizza le espulsioni e facilita gli ingressi dei pochi che potranno accedere al permesso di soggiorno. Si riducono i tempi per le richieste d’asilo e per i ricorsi, mentre i giorni di detenzione per accertamenti salgono da 45 a 90. Chi entrerà illegalmente in Francia rischierà un anno di carcere, mentre gli stranieri in possesso di documenti falsi fino a 5. C’è anche chi protesta: 470 associazioni hanno lanciato il 21 novembre scorso a Parigi gli Stati generali delle migrazioni, una mobilitazione senza precedenti che difende l’accoglienza di donne uomini e bambini in stato di necessità. Fra gli obiettivi anche quello di rendere nota la «caccia continua dei migranti nelle Alpi, a Calais e in tutta la Francia». È proprio quello che potrebbe essere successo a Blessing Matthew, la ragazza nigeriana annegata un paio di settimane fa nella Durance vicino a Briançon, probabilmente inseguita dalla polizia francese mentre cercava di scappare.

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