Il business di morte degli F 35

Testo di Federica Tourn

Pubblicato su Jesus, luglio 2020

Fuori dal paese, una lunga provinciale taglia i campi di papaveri fino a costeggiare una base dell’aeronautica militare protetta dal filo spinato. In fondo, fin dove lo sguardo riesce a spingersi, si intravedono due capannoni e le piste di decollo e atterraggio, in un angolo le spoglie di un aereo da caccia, una vecchia gloria dell’aviazione anni ’50. Oltre il primo, anonimo e impenetrabile cancello dello stabilimento industriale, la vegetazione si infittisce su una stradina poco frequentata che porta fino al Ticino, confine naturale con la Lombardia. Non un cartello, non un’insegna a indicare che si è davanti alla sede della Leonardo di Cameri, piccolo comune in provincia di Novara, unico centro di produzione dei cacciabombardieri F35 fuori dagli Stati Uniti. Una struttura che si estende su una superficie di 500mila metri quadri, con 17 fabbricati destinati all’assemblaggio e alla manutenzione degli aerei da combattimento, secondo il programma multinazionale Joint Strike Fighter per la progettazione del caccia a decollo verticale F-35 di quinta generazione, un progetto americano di cui l’Italia è partner.

Leggi qui l’intero articolo con le foto di Stefano Stranges: JE07_2020_Tourn

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