I dimenticati dell’Appennino

A oltre due anni dal sisma del 30 ottobre 2016, che causò 25mila sfollati nelle Marche, intere comunità restano polverizzate. A Muccia le costosissime Soluzioni abitative di emergenza mostrano gravi problemi strutturali. Mentre a Tolentino la ricostruzione resta un miraggio

Di Federica Tourn (Left, 1 febbraio 2019)

“Non studio non lavoro non guardo la tv non vado al cinema non faccio sport”: Lorenzo, alla domanda su come viva la sua condizione di terremotato, risponde citando una vecchia canzone dei CCCP. La sua famiglia è dispersa, chi in Selva Val Gardena, chi a Camerino, chi ancora negli alberghi sulla costa. A Muccia, 50 chilometri da Macerata, davanti alla tenda di plastica che cerca di tenere fuori il gelo dal bar, ora ospitato in un prefabbricato, la gente si incontra, fuma una sigaretta, scambia due parole sotto il sole freddo di gennaio, prima di ripartire. Per un impegno, un’occupazione, qualunque cosa purché lontano da qui, dove non c’è più niente.

L’intervista è disponibile sul sito www.left.it

Unità e rinascita per la Siria

Nonostante la sconfitta militare dell’Isis, non si ferma l’emorragia dei cristiani in Medio Oriente. Bisogna aiutarli a restare in patria, dice il capo della Chiesa siro-ortodossa di Antiochia

Di Federica Tourn (Jesus, Dicembre 2018)

Sua Santità Mor Ignatius Aphrem II, patriarca di Antiochia e massima autorità della Chiesa siro-ortodossa, non ama i giri di parole. Siriano di Qamishli, al confine con la Turchia, ha vissuto gli anni peggiori della guerra nel suo Paese e oggi la sua prima preoccupazione è la continua emorragia di cristiani dal Medio Oriente, in un panorama di massacri e sofferenza in cui, dice, «la comunità internazionale ci ha abbandonati». «La stampa non dice la verità», precisa, e alcune Chiese sorelle in Occi- dente «approfittano della situazione di fragilità del popolo per aiutarlo con una mano e con l’altra fare proselitismo, ten- tando di allontanarlo dalle antiche tradizioni orientali». Mor Aphrem non nasconde il suo sostegno al governo di Dama- sco e, dal canto suo, il presidente Assad ha mostrato più volte la sua vicinanza ai leader della comunità siro-ortodossa.

Leggi qui l’articolo intero: INTERVISTA_VESCOVO_IGNATIUS

Cristo si è fermato a Budapest

Di Federica Tourn e Claudio Geymonat (Venerdì di Repubblica, 11/01/2019)

C’è una città nel nord dell’Iraq che due anni fa ha cambiato nome: da Tel Skuf è diventata Bint Al-Majar, Figlia di Ungheria. Un ringraziamento per i massicci finanziamenti piovuti in questa fetta di Medio Oriente per precisa volontà del governo di Viktor Orbán. Intento nobile, se non fosse unilateralmente rivolto ai cristiani: «il gruppo religioso più oppresso al mondo, anche se nessuno lo sa a causa delle pressioni delle lobby islamiche internazionali». A parlare è Tristan Azbej, responsabile del primo Dipartimento di Stato per la difesa dei cristiani perseguitati, direttamente dipendente dal primo ministro, un’idea che ora il vice presidente degli Stati Uniti Mike Pence vorrebbe replicare anche a Washington. Continua a leggere “Cristo si è fermato a Budapest”

Cristiani ortodossi verso lo strappo: Kiev lascia Mosca

Di Federica Tourn (Famiglia Cristiana, 06/12/2018)

Il presidente Petro Poroshenko ha annunciato che il 15 dicembre si terrà a Kiev, nella cattedrale di Santa Sofia, il primo Sinodo unito della Chiesa autocefala ucraina. Durante l’assemblea, che riunirà le gerarchie ecclesiastiche delle chiese ortodosse indipendenti dal Patriarcato di Mosca, verrà approvato lo statuto della neonata chiesa nazionale ed eletto il suo primate, che subito dopo andrà a Istanbul a ricevere dalle mani del patriarca Bartolomeo il tomos, cioè l’attestazione formale dell’autonomia. Continua a leggere “Cristiani ortodossi verso lo strappo: Kiev lascia Mosca”

Così le polacche resistono all’avanzata clericofascista

Di Federica Tourn (Left, 23/11/2018)

Duecentomila persone hanno sfilato a Varsavia l’11 novembre scorso per il centenario dell’indipendenza del paese, ma tra le bandiere polacche spiccavano numerose quelle dei neofascisti. Una ricorrenza che da festa di popolo negli ultimi anni sta diventando sempre di più una passerella per le milizie dell’ultradestra, nel silenzio-assenso del governo, che di fatto ha manifestato al loro fianco. Fra la folla c’erano anche gli ungheresi di Jobbik e gli italiani di Forza Nuova a dare manforte ai fascisti polacchi, che hanno cercato di prendersi la piazza al grido di “Potere bianco” e “Fuori dalla Ue”. Chi ha cercato di protestare è stato aggredito, nel sostanziale immobilismo delle forze dell’ordine. Lo testimonia la femminista Klementyna Suchanow, che con altri compagni e compagne ha subito la reazione violenta dei fascisti. Suchanow è una scrittrice, pluripremiata per la sua biografia di Witold Gombrowicz, ed è stata una delle organizzatrici del grande sciopero delle “donne in nero” dell’ottobre 2016, che ha portato migliaia di persone in strada contro il progetto di divieto totale di aborto proposto dal governo; con lei abbiamo parlato dell’avanzare del nazionalismo e del declino delle libertà civili in Polonia.

L’intervista è disponibile sul sito http://www.left.it

 

La resa dei conti tra Orban e l’università di Soros

Di Federica Tourn e Claudio Geymonat (Eastwest.eu, 28/11/2018)

La Central European University di Budapest, l’università fondata da Soros nel ’91, alla fine dell’anno sarà probabilmente costretta a lasciare l’Ungheria per rifugiarsi nel Paese di un altro sovranista, l’Austria di Sebastian Kurz.

 ll rettore Michael Ignatieff, stanco di quella che ormai ritiene un’inutile attesa, ha infine deciso di fissare una deadline al primo dicembre: se a quella data il governo di Viktor Orbán continuerà a rispondere con il silenzio alle reiterate richieste di dialogo, la Ceu lascerà definitivamente Budapest per Vienna, dove sono già stati trasferiti alcuni corsi, grazie a un memorandum di intesa siglato con il governo ad aprile e rafforzato dall’incontro fra il premier austriaco e Soros nei giorni scorsi. Continua a leggere “La resa dei conti tra Orban e l’università di Soros”

Un culto che continua da un mese per evitare il rimpatrio di una famiglia di migranti

Di Claudio Geymonat (Riforma.it)

In Olanda una chiesa protestante de l’Aja sta tenendo un culto da oramai un mese per proteggere una famiglia di migranti dall’espulsione dal Paese.

La storia è tanto semplice quanto geniale: secondo la legge statale le forze dell’ordine non possono interrompere una funzione religiosa in corso. Centinaia di pastori si stanno dunque alternando dal 25 ottobre scorso per non far cessare mai il culto cui sta partecipando la famiglia in questione, una coppia armena con tre figli di 15, 19 e 21 anni. L’idea è venuta al presidente del consiglio generale della Chiesa protestante olandese, il pastore Theo Hettema, una volta saputo che la famiglia, da ben 8 anni nei Paesi Bassi,  con un figlio iscritto all’università e gli altri alle scuole dell’obbligo, rischiava il rimpatrio perché non può più  godere delle tutele internazionali in quanto l’Armenia, terra d’origine dei cinque, non è considerata nazione a rischio. Continua a leggere “Un culto che continua da un mese per evitare il rimpatrio di una famiglia di migranti”