L’Algeria è diventata una trappola sulla rotta dei migranti

Di Federica Tourn (EastWest, 20 aprile 2018)

A un passo dal Marocco, Maghnia è un collo di bottiglia per i migranti in arrivo dall’Africa subsahariana. Sono sempre di più, ma crescono ancora di più deportazioni, abusi e arresti. Una netta sterzata della politica algerina che ha coinciso con la chiusura delle frontiere europee

Se si ispessiscono sempre di più le barriere fra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e i confini dell’Europa sono pensati come argini che impediscono alle persone di muoversi liberamente, ci sono anche frontiere fantasma trascurate dai riflettori mediatici, dove i migranti si ammassano e i diritti umani essenziali vengono sistematicamente ignorati. È quello che succede a Maghnia, ultima città a nord ovest dell’Algeria: 20 chilometri la separano dal Marocco e appena il doppio dalla prima città oltre confine, Oujda. Una ferita fisica nel Maghreb fra due paesi che alle spalle hanno anni di diffidenza se non di aperta ostilità, a cominciare dalla questione irrisolta dell’indipendenza del Sahara occidentale, rivendicata dal Fronte Polisario (sostenuto dall’Algeria) e osteggiata invece dal governo di Rabat, che pretende di avere il territorio sotto il proprio controllo. Una frontiera diventata invalicabile nel 1994, quando Algeri chiuse il confine in seguito alla risoluzione del Marocco di imporre il visto ai cittadini algerini, decisione determinata dal sospetto che l’intelligence algerina fosse coinvolta nell’attentato all’hotel Atlas Asni di Marrakech in cui rimasero uccisi due turisti spagnoli. Continua a leggere “L’Algeria è diventata una trappola sulla rotta dei migranti”