Fatima, la madonna del secolo breve cent’anni dopo

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Di Federica Tourn (Jesus n. 5 maggio 2017)

Foto: Giulia Bianchi

La prima cosa che ti colpisce, più ancora della litania continua della messa o del suono delle campane, è l’odore persistente di cera fusa. Il vento che si incanala nella valle lo porta dal cuore del Santuario, dove bruciano senza sosta le candele, sulle terrazze delle stanze in affitto, nei déhors dei ristoranti a prezzo fisso, nei mille negozi di statue, rosari e crocefissi fino a penetrare nelle finestre aperte degli alberghi dai nomi inequivocabili – Rosa mistica, Consolata, Cristo rei, Santa noite, Catolica – e non hai dubbi: sei arrivato a Fatima. Una cittadina costruita dal nulla intorno alla Cappellina delle Apparizioni, al centro della Cova da Iria, un tempo una collina dolce di ulivi e lecci dove pascolavano le pecore e oggi una spianata di marmo e cemento che attira con forza centripeta migliaia di credenti ogni settimana. Sopra, lo stesso cielo di sempre, che cambia più volte al giorno, in un rincorrersi di nuvole, pioggia improvvisa e sole che scotta anche in primavera.

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