40 anni e 100 passi

Di Claudio Geymonat (Riforma, 09/05/2018)

Parlava, parlava, Giuseppe Impastato, per tutti Peppino. Dai microfoni di Radio Aut, dai palchi e dalle piazze della sua Cinisi, nei cortei; denunciava e sfotteva la mafia, con un coraggio inaudito. Raccontava di affari e crimini, irrideva il capomafia Gaetano Badalamenti, la cui casa si trovava ad appena cento passi dalla sua. Lottava al fianco dei disoccupati, dei contadini. Per lui, nato in una famiglia mafiosa doc, la sfida e il pericolo erano doppi, tripli. Continua a leggere “40 anni e 100 passi”

Perché credo che Riina debba rimanere in carcere

L’eccezionalità del fenomeno mafioso ha portato ad una legislazione urgente e speciale che è stato il miglior strumento nella lotta alla mafia. Retrocedere ora sarebbe un sconfitta per lo Stato

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Di Claudio Geymonat (Riforma)

Credo che Salvatore Riina debba rimanere in carcere. Vada curato, possa uscire, come già avviene, per ricoveri ospedalieri ove necessario, ma debba scontare fino in fondo la propria pena.

Questo per una serie di motivi.

Riina non è solo un simbolo, un totem dell’orrore e della ferocia della mafia dei villani corleonesi: sono appena di due anni fa le intercettazioni del vecchio boss del mandamento di Villagrazia-Santa Maria del Gesù Mario Marchese, classe 1939, che chiacchierando con un picciotto di peso, Santi Pullarà, parla di Riina e Provenzano, che sarebbe morto da lì a poco, in questi termini: «Se non muoiono tutti e due luce non se ne vede», chiaro riferimento al ruolo di leadership mantenuto dagli antichi capi, ben al di là dell’immagine fra cicoria e ricotte che è stato loro cucito addosso. Ciò pare ovvio per una organizzazione tribale che fonda sul sangue e sui legami ancestrali la propria sopravvivenza.

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